Intervista a Francesco Dimitri, autore Kindle Direct Publishing



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Ho avuto il piacere di avere uno scambio email con Francesco Dimitri, in qualità di autore auto-prodotto di Pan, libro Fantasy disponibile sull’Amazon Store. Poche presentazioni, lasciamo direttamente spazio alle sue parole. Per qualsiasi domanda all’autore potete utilizzare, senza alcun problema, i commenti in fondo all’articolo.

- Ciao Francesco, potresti, in poche righe, parlare di te e di quello che fai?
Scrivo libri, fumetti (da poco), ho scritto giochi di ruolo, e scrivo contenuti per il web. Ho fatto sia fiction che nonfiction – e non sono sicuro che ci sia una grande differenza tra le due cose.

- Da quanto hai un Kindle e come giudichi l’esperienza in qualità di lettore? Che cosa apprezzi in modo particolare del dispositivo Kindle e del mondo Amazon?

Ho un kindle da un paio d’anni, e ho quasi smesso di comprare paperback: in tutto credo di comprare, a occhio, un 40% di libri cartacei in meno ogni anno. I difensori a oltranza della carta parlano di continuo di odori e sensazioni tattili, come se fossero tutti lettori di manoscritti miniati. Ma la verità è che il 99% dei libri sono stampati su carta economica e odorano di piccolo chimico. Io continuo a comprare belle edizioni, ma l’ebook vince a mani basse su tutte le altre.

Discorso Amazon: ha inventato un sistema di distribuzione che funziona benissimo, e ha praticamente da sola creato da zero il mercato degli ebook. Ha dimostrato coraggio e capacità d’iniziativa, scommettendo in un campo che tutti, tutti, compresi molti di quelli che adesso concionano, consideravano un vicolo cieco. Però ora mi piacerebbe veder comparire qualche serio competitor: i mercati con un solo attore sono pericolosi. Pare che Waterstone’s abbia qualcosa che bolle in pentola, e sono curioso di vedere cos’è.

- Cambiamo punto di vista: come è stato l’approccio di Francesco, in qualità di autore, al mondo Kindle? Perchè hai pensato che Kindle potesse rappresentare per te anche un’idea di business?

Perchè è un diverso modo di distribuire storie. Noi diamo per scontato che la narrativa sia legata alla forma-romanzo, e la forma-romanzo al libro cartaceo: ma il libro cartaceo è una tecnologia relativamente recente, e il romanzo, come forma narrativa, lo è ancora di più. Per millenni gli uomini si sono raccontati storie senza avere nè libri nè romanzi – ed erano storie portentose, che ancora oggi ricordiamo. Io sono uno storyteller per professione, e mi interessa capire in che modo la mia professione sta cambiando.

Per quanto riguarda Pan, c’erano alcune cose, nel rapporto con l’editore, che non mi avevano lasciato per niente contento. E quando ho visto comparire una nuova opportunità ho detto “Ok, proviamoci. Esploriamo.”

- Una volta che hai avuto l’idea, quanto è stato difficile procedere con la pubblicazione dal punto di vista tecnico? Potresti parlarci un pò di come hai affrontato il processo di pubblicazione?

Io vivo negli UK, quindi originariamente ho messo Pan in vendita sul mercato di qui. Ci è voluto davvero poco: un po’ di pazienza per formattare alcuni dettagli del testo, e poi un software per Mac che si chiama Legend Maker e costa meno di trenta sterline. Fine. Dopodichè, pubblicare su Kindle store è stata letteralmente questione di un attimo.

La cosa più difficile è stata stabilire il prezzo. Il mio scopo non era certo diventare miliardario – anche perchè Pan era un libro ormai vecchio di anni, che era già stato pubblicato e aveva avuto una sua forte vita editoriale. Ho settato il prezzo più basso che riuscissi a settare, e una volta aperto il kindle store italiano, l’ho portato a 99 centesimi fissi.

Altri direbbero (e hanno detto) che è un modo per buttarsi via. A me sembra un modo per raggiungere quanti più lettori possibili, dimostrare loro che possono fidarsi di me. Che possono avvicinarsi al mio fuoco di bivacco, perchè ho davvero storie da raccontare.

- Completata la tua fatica “tecnica, hai pubblicato il libro sullo store online di Amazon. Che risultati hai ottenuto in termini di vendite e di interessamento generale ai tuoi lavori?

Splendido. Pan è stato spesso in cima alla classifica fantasy del Kindle store, e anche quando non lo è, resta sempre in zone molto alte (attualmente su Amazon è 12esimo in classifica Fantasy e 575 tra tutti i libri a pagamento, ndr). Il che, per un libro vecchio di ormai quattro anni, è praticamente un miracolo. Sta portando lettori nuovi, sta portando interesse. In termini numerici il mercato complessivo degli ebook, in Italia, è ancora molto piccolo, ma cresce letteralmente a vista d’occhio. E mi fa piacere che Pan sia uno degli attori in questa crescita.

Da parte degli addetti ai lavori, invece, c’è stato un silenzio di tomba, con pochissime eccezioni. Il che è strano: insomma, non capita spesso che un autore professionista auto-produca qualcosa e la metta a 99 centesimi su uno store. Non voglio dire che ci sia un complotto del silenzio, intendiamoci. Solo, mi pare sia un piccolo segno di quanto indietro siano tanti ‘addetti ai lavori’ rispetto al mondo in cui viviamo.

- Provocazione finale: pensi che il tuo lavoro di scrittore possa essere completamente sganciato da un editore e, quindi, tu possa essere completamente autonomo e diventare editore di te stesso?

Sinceramente? No. A parte i miei problemi con Marsilio, e con tanti ‘addetti ai lavori’, ho incontrato molta gente splendida, in editoria. E il lavoro degli editori è fondamentale, perchè selezionano le storie, le aiutano a crescere. Il confronto con gli editor è importantissimo, e lo è anche il confronto con altri aspetti della macchina editoriale: per dire, io non ho tempo per fare la promozione feroce che serve a un ‘vero’ autore autoprodotto, e quindi mi serve un ufficio stampa. Non riesco neanche ad aggiornare regolarmente il mio blog!

Credo però che il ruolo degli editori debba cambiare, e molto. A partire da un punto basilare: in Italia gli autori non sono granchè rispettati. Una cosa che spesso, spessissimo, ci sentiamo dire è che siamo tutti rimpiazzabili: l’editore può pubblicare chi vuole, e devi solo ringraziare se vuole pubblicare te. Ecco, questo non è vero. Fare lo scrittore è una professione come un’altra, e come in ogni altra professione, non è vero che chiunque possa farlo, e non è vero che tutti lo fanno allo stesso livello.

Finchè l’editore, possibilmente grosso, era l’unico modo per arrivare al pubblico, tutto questo era difeso con la forza. Perchè, se c’erano tre libri, ed entravi in libreria e trovavi solo quelli, certo che ne compravi uno – e quindi l’editore poteva dire ‘visto? ho ragione! ‘

Adesso il gioco sta cambiando, e gli editori devono capire in fretta (mesi, non anni) come cambiare con il gioco. Adesso puoi facilmente arrivare in store internazionali, con pochi euro di investimento iniziale. Il che porta in questi store una mare di paccottiglia, ma… anche qualche perla.

Gli editori che sapranno adattarsi svolgeranno una funzione ancora più importante che in passato. Non solo di selezione e di promozione, ma anche di aiuto creativo.

Gli altri affonderanno in fretta. O questo mi auguro.

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  • Luca

    Un commento veloce… solo per dire che incuriosito ho appena comprato il libro :P  

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