Amazon.copyright



 Amazon.copyright

Si scrive amazon.com, ma si legge amazon.copyright.

È di qualche giorno fa la notizia che negli U.S.A – dove Amazon punta al monopolio del mercato degli ebook (ma non solo: con il Kindle fire l’orizzonte si allarga ad ogni conteuto multimediale)- “Penguin Group, il colosso editoriale che da anni pubblica questi autori ha deciso di ritirare tutti i suoi nuovi libri in formato ebook dalla capillare rete di public libraries americane, bloccando inoltre tutti i suoi titoli, vecchi e nuovi, in edizione Kindle”.(http://www.corriere.it/cultura).

Quale è la ragione di questa mossa? Una sola: lo spetto della pirateria digitale.

Quello del prestito on-line delle bibliteche americane è una delle innovazioni più significative del mercato degli ebook. Poter prendere in prestito un libro direttamente dal divano di casa sembra già una gran cosa, ma è davvero nulla se confrontato al fatto che il libro in questione potrebbe essere un libro degli scaffali (virtuali) della New York public library.

Quale rivoluzione culturale sarebbe quella che permettesse un prestito bibliotecario di porporzioni globali? Non sarebbe forse una rivoluzione più epocale dell’invenzione di Gutemberg?

Ma quella che si profila all’orizzonte sembra essere semplicemente una battaglia di diritti d’autore. E così, mentre si fanno i conti di quale tablet conquisterà il posto sotto l’albero di Natale, un grande editore vieta la possibilità di prendere in prestito i propri ebook dai cataloghi delle public library.

Quella tra soldi e cultura è forse una delle battaglie più longeve della storia dell’uomo.

Finirà mai? Si troverà qualcuno disposto a investire in cultura invece che mungere dalla cultura?

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  1. La “Authors Guild” contro Amazon per il servizio di ebook in prestito
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  • stefano664

    Purtroppo, e a malincuore, comprendo la soluzione di Penguin.
    Finché il libro è di carta, infatti, esistono due tipi di utenze, il lettore esclusivamente interessato al contenuto, che quindi prende volentieri il libro in biblioteca, e quello che è interessato anche all’oggetto in se, e che quindi lo desidera, fisicamente, da mettere nella propria libreria. Eventualmente, anzi spesso, le due situazioni convivono nell’utente medio.
    D’altra parte la dematerializzazione del libro, lo rende un mero contenuto, l’unico valore è il testo. Di conseguenza (ed è l’idea che ho sperimentato di persona) il lettore di ebook presto o tardi smette di acquistare un libro se può averlo in biblioteca gratuitamente o per un modico canone annuo. Perché acquistarlo?

    Certo, in Italia questa condizione ancora non si vede, perché le biblioteche non hanno un portafoglio di titoli sufficientemente ampio. Ma quando lo avranno?
    Beh, come al solito bisogna attendere che il mercato si assesti, la rivoluzione digitale è appena agli inizi. Come è successo per i film, con le pay-per-view, ci vorrà del tempo ma, quando tutto si sarà assestato, il costo della realizzazione dei libri (che necessariamente deve essere corrisposto alla casa editrice) verrà ribaltato sugli utenti sotto forma di canone di accesso alla biblioteca o, alternativamente, di aziende private che offriranno un servizio di noleggio/abbonamento.

    L’unica incognita è proprio questa, sapranno le nazioni investire sul libro per dare spazio alle biblioteche oppure, a causa dei costi di gestione troppo elevati, finiranno comunque in mano ad altre aziende?

  • Gianluca A.

    La biblioteca dovrebbe corrispondere alla casa editrice degli ebook un “obolo” per ogni singolo prestito del libro. E’ l’unico modo per diffondere le biblioteche digitali.

  • Michele

    Salve, domanda: se vendo il mio kindle come faccio a modificarne la registrazione a mio nome su amazon? Grazie

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