AGGIORNAMENTO Kindle-Italia.com: un caso di citizen journalism



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CONTINUA la ‘battaglia’ del Corriere contro la E-Buy4You:

Un primo risultato è stato raggiunto: non ci saranno nuovi malcapitati“!

Il caso degli e-book ordinati-pagati-non arrivati, sta diventando il tipico caso di citizen journalism. I due siti della ’famosa ditta’ – www.kindle-italia.com e www.nookitalia.com, sono OFF-LINE. Questo è un primo grande risultato, in quanto per il momento non ci saranno nuove ‘truffe’.

Permane il problema che ci sta più a cuore: come fare per  riottenere i soldi pagati? I truffati, si sono messi all’opera, segnalando al Corriere molte informazioni:

Ho fatto un giro sul sito della www.accounting-on-line.com (la società che compariva su Google Street all’indirizzo della sede legale della E-buy4you.com) e pare di capire che con 40 sterline ti creano, in 4 ore, una società inglese registrata e domiciliata presso i loro uffici. Attività perfettamente legale e perfettamente adatta a coprire le tracce dei truffatori!

Mi sono incuriosito alla cosa perché vivo in Gran Bretagna e ho letto più volte di casi del genere qui con nomi di compagnie che non esistono e truffe varie online. Ho dato un’occhiata alle immagini del negozio all’indirizzo di Sheffield riportato da Kindle-Italia e appare chiaro come non esista niente del genere. Inoltre quella zona è una zona povera e disastrata sul retro dello stadio dello Sheffield United in una zona tra le più povere e depresse dell’Inghilterra e non a Nord di Londra come erroneamente detto nel vostro articolo, per cui è molto improbabile che un’azienda di scala europea abbia sede in tale luogo. Tra l’altro oltre alla www.accounting-on-line.com, se si fa una breve ricerca in Google UK si vede come allo stesso indirizzo corrispondano almeno 4 altre società diverse, alcune esistenti al momento, altre non più. Da tutto questo si deduce che probabilmente qualcuno sia solito ‘affittare’ quell’indirizzo per creare una società fittizia (si veda la London Gazette dove la E-Buy4You Europe Ltd risulta registrata in dicembre www.london-gazette.co.uk/issues/822345/supplements/19/page.pdf) che darebbe una certa “rispettabilità” sul mercato italiano (siamo allocchi ma anche sempre esterofili), o semplicemente per creare più difficoltà a tracciare i responsabili [...]. Altra osservazione: é curioso come il cognome di chi firma la risposta dell’azienda ovvero Ambarselli non abbia neanche un match in Google“.

Attenzione però - a parlare di ‘truffa’ -  in quanto sarà un giudice eventualmente a decidere questo; quello che è certo, è che i problemi creati da questa società sono enormi. Il sospetto però, che anche il c.d. Ambarselli (il ‘fantomatico’ responsabile della e-buy4you), NON esista, è grande!

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Parliamo ora, di cosa e come fare per cercare di ottenere un rimborso: secondo l’ADICONSUM, una soluzione potrebbe essere quella di fare una causa collettiva!

Tale Ambarselli, intanto risponde al  Corriere:

La società con i suoi portali di personal shopping gestisce un parco di circa 940 clienti, le lamentele raggiungono una percentuale del 16%» (come avevo fatto la scorsa volta, vi posto la lettera del legale in cui è segnalata anche la procedura da seguire per il rimborso: clicca qui)“.

Questi ritardi, paiono quindi una normalità per la ditta! Intanto, si scopre che il gruppo e-Buy4you Europe, sarebbe gestito in realtà da italiani (diversi lettori hanno infatti comunicato che il loro pagamento era stato effettuato a nome di un tal Antonio Gentile, residente in Toscana) anche se la sede legale risulta in UK.

Secondo Paolo Landi, segretario dell’Adiconsum, le persone ‘truffate’ possono seguire questo iter:

Il primo consiglio è di segnalare la situazione al Nucleo Speciale Frodi Telematiche guidato dal colonnello della Guardia di Finanza, Umberto Rapetto, per avviare i controlli sulle operazioni dei siti della società.  Purtroppo Internet è la nuova frontiera delle truffe, prima si andava porta a porta ora si procede con dei siti“.

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Per quanto riguarda la possibilità di una class action, Landi è scettico:

Lasci perdere: per come è stata scritta la legge sulla class action all’italiana, è molto complicata da utilizzare: occorrono identità di contratto, di danno subito e tutto va dimostrato. Io consiglio di fare delle cause collettive che già sono previste dal codice di procedura civile“.

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N.B. Attualmente, il sito e-buy4you.com spiega l’off-line dei loro 2 siti, per lavori di MANUTENZIONE STRAORDINARIA! Vedremo nei prossimi giorni..aggiornamenti costanti sul nostro sito!

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  1. Kindle-Italia.com: attenti a quel sito!
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3 Comments on “AGGIORNAMENTO Kindle-Italia.com: un caso di citizen journalism”

  • Nicola
    30 gennaio, 2010, 11:05

    complementi vivissimi a me che ci sono cascato come un allocco!!!
    e ora???

  • Anton
    31 gennaio, 2010, 17:09

    1) Muoversi in fretta
    2) Raccogliere bene tutta la documentazione che si possiede, dandole un ordine cronologico il più preciso possibile.
    3) Contattatare un’associazione di difesa del consumatore come l’adiconsum a cui fornire la documentazione e farsi dare istruzioni precise
    4) Squinzagliare il mitico Zenigata-Rapetto (!)

    Non aspettate, perché questi che rispondono al Corriere, che cambiano l’homepage ai siti fraudolenti (io non esiterei tanto ad usare il termine…) lo fanno solo per temporeggiare e fare in modo che decadano i tempi previsti per risarcimenti/rimborsi/etc… insomma, si vogliono fare “prescrivere” anche loro…

    In bocca al lupo!

  • Marco Giacomello
    12 febbraio, 2010, 21:44

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